Jerash

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anno: III sec. a.C., islamica dal 630-650, fino al XIV sec.

luogo: Giordania

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Jerash (630-650). Plan of Jarash including the presumed principal features of the early Islamic town. Legend: 1) Umayyad mosque; 2) Possible Islamic administrative centre; 3) Umayyad 'House' as excavated by the Polish mission - potential market area (suq); 4) South tetrakonia - built over; 5) Macellum & Southern Cardo; 6) Oval Piazza - domestic quarter; 7) Zeus temple forecourt - potential industrial area; 8) Hippodrome and Bishop Marianos church; 9) SS Peter and Paul church; 10) Churches of SS Cosmas and Damianus, St George and St John the Baptist; 11) Christian complex of two churches, a bath and housing all occupied under the Umayyads/Abbasids; 12) Artemis compound - Islamic ceramic production; 13) Synagogue church; 14) North Theatre - industrial area with large kilns; 15) Naghawi's 'Umayyad mosque' discovered in 1981; 16) Central cardo with blacksmith's shop. (Copyright © Alan Walmsley/IJP), da The Islamic Jarash Project: A Preliminary Report on the First Two Seasons of Fieldwork.

Si trova in pianura, in una zona fertile. La città come la conosciamo adesso è il frutto di una grande opera di progettazione urbana avviata in periodo romano. Città del periodo ellenistico, annessa dall'impero romano nel I secolo a.C. col nome di Gerafa, ha raggiunto il massimo splendore nel I-II secolo d.C., cui è seguito nel III secolo un periodo di crisi.

Entra a far parte pacificamente del califfato tra il 630 e il 650, subisce una contrazione nel X secolo, ma rimane abitata fino ai Mamelucchi (XIV secolo). Dopodiché viene abbandonata e frequentata dai nomadi fino alla sedentarizzazione delle popolazioni nel novecento, quando viene ripopolata.

L'area monumentale è stata studiata per buona parte del '900. Per lungo tempo si è avuta una conoscenza errata, dato che tutte le ceramiche veniva datate al periodo bizantino e si pensava che la città fosse stata abbandonata dopo la conquista. Grazie alla ridatazione delle ceramiche si è capito che non è stata abbandonata, non solo in periodo omayyade, ma neanche in periodo abbasside.

Le vestigia islamiche sono emerse casualmente scavando quelle romane e bizantine. Non c'è una chiara pubblicazione di sintesi perché varie equipe si sono spartite zone diverse da scavare. Recentemente un'equipe danese ha cominciato gli scavi a Jerash per recuperare la parte omayyade.

La Jerash omayyade:

  1. nucleo centrale con moschea congregazionale e palazzo;
  2. area residenziale;
  3. area commerciale;
  4. industrie.

C'è una riconversione dei grandi edifici pubblici in edifici privati a scopo commerciale e anche parte degli spazi interni delle case diventano forni.

Le monete

Sono state scoperte delle monete battute a Jerash, di rame in piccolo taglio, per piccoli scambi commerciali urbani: significa che era centro di attività mercantili.

Altre monete che fanno parte dl sistema bi-monetario omayade, usate per transazioni più importanti:

  1. dinar, moneta aurea bizantina;
  2. dirham, moneta argentea sassanide.

Le monete di rame servono a datare prima e dopo la riforma di Abd al-Malik (689): non c'è più la raffigurazione dell'imperatore, ma delle iscrizioni.

Moschea congregazionale

Un'altra moschea è stata ritrovata, ma non si sa molto, se non che è una moschea minore. Per trovare quella congregazionale si è partiti da foto aeree. Si trova alle spalle del cardo, in un'area in cui sono emerse unità commerciali e abitative. Probabilmente costruita sotto Hisham (723-744).

  1. sala di preghiera lunga e stretta, suddivisa in tre navate parallele alla qibla;
  2. corte porticata;
  3. mihrab semicircolare, in pietra con due paramenti (interno e esterno) e un nucleo centrale con pietrame piccolo legato con malta, sia pietra spaccata che reimpiego di materiale dell'area;
  4. compertura a capriate coperta da coppi e tegole.

La datazione è un problema perché è stata costruita in modo slegato dal resto della città.

Casa del periodo omayyade vicino al decumano sud

Unità domestica ben scavata, importante per spiegare i caratteri urbani della Jerash islamica. Sorge sui resti di un'abitazione bizantina ed è costruita dopo il terremoto del 660, con pietra spaccata o di recupero e malta e un'inzeppatura.

E' su due piani e si affaccia sul decumano, con un portico. La forma è particolare perché cerca di usare i muri ancora in piedi, senza un progetto lineare. Al piano terra l'accesso è fatto con gradini che scendono verso il basso e probabilmente l'ambiente a cui si arriva è precedente.

In periodo omayade è sia abitazione che negozio, mentre in periodo abbasside diventa solo atelier di produzione della ceramica. Cade anche dopo il terremoto del 747 e viene ricostruita con importanti modifiche. Viene inglobato anche il portico: lo spazio pubblico e urbano del periodo romano viene invaso e diventa privato e commerciale sotto gli abbassidi.

La ceramica

Dal III secolo d.C. c'è un atelier di fabbricazione della ceramica all'interno della cinta muraria, vicino al tempio di Artemide e al teatro nord, restaurato per essere trasformato in fabbriche. Altre attività sono il vetro e le fonderie.

Terracotta dipinta, con caratteristiche particolari e schemi decorativi molto semplici. Jerash è molto ben connessa con le vie commerciali e la sua ceramica si diffonde molto, consentendo la datazione degli insediamenti.

  1. Giare con superfice corrugata: stoccaggio e trasporto dei liquidi.
  2. Brocca più decorata: per servire i liquidi durante il pranzo.

La ceramica del periodo Omayyade (levante del sud) ha caratteristiche molto vicine alla tradizione bizantina:

  1. non ha un alto costo di produzione;
  2. è molto diffusa a livello regionale, ma non si affrontano grandi viaggi per venderla;
  3. è principalmente utile, per la borghesia o classi medio-alte.

Jerash produce anche piccole lampade a stampo (non forme) da olio con decorazione, forma conosciuta nel periodo bizantino, ma con nuovi elementi decorativi. Le lampade sono firmate e insieme alle forme raccontano che:

  1. l'arabo viene pian piano inserito nella popolazione e gli artigiani abbandonano i nomi classici, anche se per la completa arabizzazione bisogna attendere l'VIII secolo;
  2. si trovano decorazioni con croci: la popolazione è arabizzata, ma la religione cristiana resiste

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