Samarra

Si trova in una zona di pianura lungo il Tigri, non completamente disabitata, ma abitata anticamente in piccoli nuclei almeno dall'età del bronzo e poi sassanide. Molto grande e lunga, 2x41 km, perché lontano dal fiume è una zona arida. E' una forte concentrazione di palazzi reali, nobiliari, amministrativi, ecc.

La al-Mutawakkilia viene abbandonata già alla morte di al-Mutawakkil. Viene definitivamente abbandonata nell'892. Il califfo non ci abitava più dall'883, ma nell'892 ci viene sepolto. Quando la corte si sposta, la maggior parte dei palazzi viene abbandonata. La Dar al-Khilafa, il palazzo principale, è già in rovina nel 907. Finisce nel XIII secolo.

Scoperta già nell'800, è stata scelta prima della I guerra mondiale da Erz, un ricercatore tedesco, che sterra la Dar al-Khilafa e produce una serie di piante. La vita breve della città le rende attendibili.

Costruttori di Samarra: artigiani provenienti da tutto l'impero. La tecnica costruttiva principale è il pisé e a volte mattoni crudi o cotti. Le decorazioni sono in stucco anche colorato, mosaico, marmo, per la maggior parte riusato altrove quasi subito.

Dar al-Khilafa

Questi palazzi sterminati hanno ambienti di cui non si capisce la funzione. L'elemento difensivo è proprio la grandezza e l'estensione della città, che formano un cuscinetto attorno al Califfo.

Riproposto il tipo palatino orientale, con gli ingressi a T (bal-quwara), che contraddistingue l'architettura palatina di tutte le zone arabizzate, compresa la Sicilia normanna.

Decorazione

  1. I pannelli in stucco hanno tre stili:

    • stile A motivi decorativi classici (foglie di vite, grappoli, foglie di achanto), che spicca in netto contrasto con il fondo (già a Raqqa);

    • stile B più astratto, ma scolpito come lo stile A; il fondo è meno profondo;

    • stile C non è più stucco scolpito, ma a stampo, meno spigoloso (stile smussato); i motivi hanno perso completamente la parte naturalistica.

  2. Sono state trovate anche tracce di pittura blu, rossa e dorata.

  3. Mosaici in pasta vitrea.

  4. Pannelli e colonne in marmo di recupero.

  5. Il belvedere ha parti in cotto intonacato.

  6. Affreschi nel Jawsaq al-Khaqāni.

Jawsaq al-Khaqāni

Zona circoscritta, interpretata da Erz come harem, molto decorato: probabilmente la zona abitativa per il Califfo.

C'erano degli affreschi, ricostruiti e copiati da Erz, andati perduti, che permettono di ricostruire la storia della pittura e le influenze orientali (Fatimidi, Cappella Palatina a Palermo). Anello di congiunzione tra est e ovest. Scene di corte, giochi, caccia.

La grande moschea

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anno: 847-861

luogo: Samarra

committente: al-Mutawakkil

Almeno fino a poco tempo fa era la più grande moschea del mondo islamico. Rimangono il muro esterno e il minareto in cotto. E' il primo esempio di zihada, spazio aggiuntivo di servizi (latrine, bagni, ecc.) che in più isola la moschea dagli altri palazzi. Per il resto è una tipica moschea iraqena.

La moschea di Abu Dulaf

Si trova nel quartiere al-Mutawakkilia. La zihada è sparita, si vede solo da foto aeree. Rimane principalmente la parte interna e parte della copertura, piatta su pilastri con finte colonne, archi e navate perpendicolari alla qibla. In asse col mihrab c'è un minareto elicoidale in cotto. Ha un grande numero di accessi.

La ceramica

Erz la studia nel 1911-13, Sarre pubblica creando il mito.

Due tipi di decorazione:

  1. lustro;
  2. bianco e blu.

Ceramica al tornio invetriato con silice e metalli, in primo o secondo fuoco. E' una tecnica già nota nel II millennio a.C. in Egitto e Mesopotamia, non era così diffuso nei primi secoli d.C. e rara nel mondo romano, ma era presente principalmente nel mondo parto-sassanide, le giare invetriate turchesi (rame).

Sono discusse le attribuzioni omayyadi:

  1. zone scavate e sicuramente datate alla fine del periodo Omayade;
  2. decorazioni di tipo omayade:

    1. turchesi per grosse giare;

    2. giallo per piccole ciotole a stampo;
  3. produzione limitata.

Sono due le grandi invenzioni di questo periodo: lo smalto e il lustro metallico.

Smalto (monocottura)

Vetrina opaca con ossido di stagno, bianca con decoro blu cobalto. Forse un tentativo di imitare la produzione cinese, dato che a Samarra sono stati trovati vasi cinesi. La ceramica bianca e blu è di poco precedente la fondazione di Samarra (fine VIII, inizi IX secolo). L'ossido di cobalto e lo stagno provengono dall'Afghanistan e dal Pakistan e sono molto costosi.

Ceramica di pregio, prodotti per élite, con un rivestimento completo e ampia diffusione. Pochi motivi decorativi (fiori, iscrizioni, formule benaugurali), prodotto sobrio. Forme aperte (piatti, scodelle). Argille molto puificate rosa o gialline.

Lustro metallico

Ossidi metallici per la decorazione dipinta. Lo smalto è applicato a crudo e viene cotto il pezzo. Il pezzo viene decorato con ossidi di rame e argento e quindi subisce una seconda cottura a 700 gradi, in ambiente povero di ossigeno (riducente, bruciando paglia o crini). In questo modo si ottiene una decorazione metallizzata che può essere policroma o monocroma. La ceramica monocroma è del X secolo, quella policroma è precedente.

Vari temi decorativi (spina di pesce, occhio di pavone, spicchi, alberi stilizzati). E' una produzione di lusso del periodo abbasside. Quella monocroma ha una decorazione con personaggio e pannelli di contorno, con motivi fitti e minuti, lunette sul bordo.

Per il monocromo anche forme chiuse con decorazioni di tipo B o C in versione riempitiva.

Attribuzione

Sarre attribuì tutto al periodo di Samarra capitale (IX secolo). Non mette solo la ceramica di Samarra, ma anche altra comprata al mercato. Inoltre all'inizio del novecento veniva buttato tutto quello che non era bello, come ad esempio la ceramica non invetriata.

Ma a Siraf vennero ricostruiti vari strati (cosa non avvenuta a Samarra). In realtà le ceramiche trovate sono del periodo dell'abbandono. Anche a Susa si può ricostruire una sequenza. La ceramica bicroma si data al IX secolo in particolare grazie alla moschea di Kairawan.

Questa ceramica viene attribuita quasi all'unanimità a Basra, anche grazie ad analisi sull'argilla. Quando Samarra viene costruita, si trasferiscono ceramisti da Kufa a Basra, anche per le piastrelle.

Piatto firmato: una parte viene da Basra e la professione comincia ad essere stimata. C'è un cambiamento della considerazione del lavoro manuale. Nel mondo beduino e omayade valevano il lavoro di spada e intellettuale. Con gli Abbassidi e la migrazione del califfato verso lo sciismo c'è una riqualificazione del lavoro manuale e artigianale.

Il primo secolo del califfato abbasside è un grande momento per la scienza, l'alchimia, la medicina. Un po' malviste dalla religione: i testi sono scritti in linguaggi secretati e quindi non ci sono fonti scritte sulle invenzioni ceramiche, per il desiderio di mantenere il segreto e la nostra incapacità di leggerli.

Dal X secolo c'è una continua decadenza: l'elemento militare, soprattutto turco, arriva ad assumere una estrema importanza. Crisi economica: sconvolgono il libero mercato. Decadenza dell'agricoltura per la politica delle assegnazioni delle tasse come compenso. Pressione beduina. Città deserte. Non vengono più chiesti oggetti di lusso.

Gli artigiani se ne vanno altrove, nel califfato fatimide fino al XII secolo, dove la produzione ha legami con questa, o in Iran dai Selgiuchidi.

A Tiraz ci sono le manifatture califfali. Si pensa che anche la ceramica si sia sviluppata nello stesso modo, cioè manifatture statali controllate dal Califfo e con accesso alla ricerca.

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